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MAESTRI: IL SENSO DI UN PERCORSO

“Maestri” sarà una delle più importanti mostre d’arte che in questo 2019, nel cuore dell’Europa, il Friuli Venezia Giulia offrirà a decine di migliaia di visitatori che saliranno con entusiasmo la strada verso il borgo alpino di Illegio. Coloro che insegnano a pensare, a scoprire il proprio talento, ad appassionarsi al bene e alla bellezza, a cercare Dio, coloro insomma che insegnano a vivere, i maestri che incontriamo nella storia della filosofia, dell’arte e delle religioni, nella storia dell’educazione e dello sviluppo dell’istituzione scolastica, i maestri che hanno segnato il cammino della nostra vita,  saranno i protagonisti dell’intero percorso espositivo che attraverso emozionanti colpi di scena d’arte rivelerà cosa significhi per un essere umano trovare un buon maestro e quanto sia importante diventarlo a sua volta per chi gli cresce davanti. I visitatori potranno ammirare quaranta opere, tra cui alcuni prestigiosi capolavori, alcune firme altissime della storia dell’arte, alcuni inediti, provenienti dall’Italia e dall’estero (Francia, Germania, Spagna, UK, Vaticano), da importanti musei pubblici e da collezioni private, attraverso un percorso suggestivo e raffinato per la rarità di alcune iconografie e per l’attualità dei temi.

Un viaggio di nove secoli che darà da pensare, solleverà domande tra studiosi e appassionati, incanterà per la raffinatezza e la levatura dei dipinti e delle forme, farà uscire dalle sale della mostra di Illegio con la percezione di aver ricevuto del bene e non solamente d’aver veduto qualcosa di bello.

Tra le opere più antiche, la sommità della vetrata dell’Albero di Jesse dalla Cattedrale di Chartres, del 1150 circa, riprodotta fedelmente da un maestro vetraio per consentire ai visitatori di avere l’esperienza sorprendente di osservare da vicino la pittura a grisaglia tra le legature a piombo ed essere trapassati da una magia di luci e colori da togliere il respiro. Ancora medioevali le due tavolette di Nicolò di Pietro, d’inizio Quattrocento, dai Musei Vaticani, che narrano di uno dei massimi maestri della cristianità antica, sant’Agostino, prima discepolo sui banchi di scuola e poi docente di retorica e inquieto cercatore di una verità che non renda poveramente retorico ogni nostro discorso.

Dalle sponde di quell’epoca lontana e suggestiva, il viaggio della mostra di Illegio raggiunge la sponda del tempo a noi più vicino, con le opere di Giovanni Fattori, Vittorio Bonatti, Oswald Moser, Pablo Picasso.

La mostra di lllegio tocca questi due estremi temporali e tematici passando come attraverso quattro momenti: il primo, dedicato a maestri e insegnanti dalla scuola dell’infanzia su su fino ai gradi più alti dell’istruzione e della ricerca; il secondo, centrato sui maestri artisti e sui discepoli in botteghe d’arte; il terzo, che riconduce ai grandi maestri del pensiero e delle religioni; il quarto, volgendo lo sguardo a Gesù maestro. E se vi sono opere, in mostra, che avvincono lo sguardo e commuovono all’istante – come la Scuola Materna di Geoffroy o L’asino di Harold Copping – ciò che più meraviglierà ad Illegio quest’anno saranno i nomi di Raffaello, Michelangelo, Tiziano, Caravaggio, Luca Giordano. Per quanto riguarda Raffaello Sanzio, in mostra sarà possibile ammirare il grande dipinto che è ancora oggi l’icona per eccellenza dell’antica e nobile Accademia di San Luca di Roma, appunto il San Luca che dipinge la Vergine, dipinto in onore del patrono della pittura e da una lunghissima e ormai solida tradizione assegnato alla mano del divin pittore, anche se sempre accompagnato da nuove indagini e nuovi interrogativi. E se non era certo possibile portare ad Illegio l’affresco di Raffaello dove più si concentrano i massimi maestri del mondo antico, la Scuola di Atene, dalle stanze vaticane, vi è stato possibile però portarne la perfetta replica dipinta in grande formato da Giuseppe Bezzuoli, appena restaurata – il Comitato di San Floriano, che organizza le mostre di Illegio, ogni anno commissiona fino a una ventina di restauri di opere, per recare un bene al patrimonio pubblico di tanti musei in difficoltà e offrire in mostra alcuni capolavori riscoperti nella loro qualità originaria –. Poi, mentre lo scorso anno era possibile gustare le forme agitate e contorte del Laocoonte grazie al suo calco in gesso, quest’anno Illegio consentirà di avvicinarsi alla eleganza solenne e all’imponenza estasiante del Mosè di Michelangelo, studiandone la perfezione meglio di quanto sia possibile nella chiesa romana dove la scultura si trova, inserita nella tomba di papa Giulio II. E così Tiziano, che narra dell’Educazione di Amore o Cupido, ha trafitto con un dardo l’anima di sir Joshua Reynolds, che durante il suo soggiorno romano volle, da maestro inglese attento al genio italiano, rubare il segreto di bellezza di quel quadro, dipingendolo a propria volta nella versione presente ad Illegio. Impossibile poi non restare colpiti dal clima assorto e al tempo stesso cupo della Morte di Seneca, dipinta da un grande Luca Giordano.

Mentre però con la mano ruba l’anello all’ingenuo cavaliere, la zingara protagonista di una inedita e affascinante Buona Ventura ruberà la nostra attenzione, proponendosi come un caso di studio tra i più importanti per la ricerca sulla complessa vicenda artistica di Caravaggio

Tra sorprese, intuizioni ed emozioni, la riscoperta di racconti illuminanti sui grandi maestri del passato e l’immersione in alcuni ambienti e in alcune scene che riporteranno i visitatori, d’improvviso, a sentirsi di nuovo presso i loro indimenticabili maestri d’un tempo, faranno riflettere molto sul segno incancellabile che un buon maestro lascia nella vita delle persone.


MAESTRI: anteprima del percorso

In avvicinamento alla prossima mostra d’arte internazionale di Illegio, che sarà aperta al pubblico dal 12 maggio al 6 ottobre, il curatore svela in anteprima quattro opere chiave del percorso.

Sarà una mostra di capolavori, intuizioni, emozioni, simboli, di quelle che si visitano uscendone non solo consolati per tanta bellezza ma aiutati a pensare e a vivere. A un mese dalla sua inaugurazione, annunciata per domenica 12 maggio 2019, la prossima mostra di Illegio, «Maestri», è entrata nei giorni del suo allestimento e dischiude una porta per lasciarci intravvedere qualche anticipazione sui colpi di scena d’arte, portatori di forti messaggi, che sta per portare in Friuli Venezia Giulia, nel piccolo e delizioso borgo alpino che in queste settimane è un cantiere di bellezza.

Saranno esattamente 40 le opere che quest’anno, fino al 6 ottobre, sarà possibile ammirare ad Illegio: opere come sempre di provenienza internazionale (8 dalla Francia, 19 dall’Italia, 1 dalla Spagna, 1 dalla Svizzera, 9 dall’UK e 2 dal Vaticano), che mettono in scena un racconto esteso per quasi un millennio di storia dell’arte, dall’opera più antica che riconduce al 1145 fino a quella a noi più vicina nel tempo, del 1968.

All’avvicinarsi della nuova mostra illegiana voluta dall’associazione “Comitato di San Floriano” il curatore della mostra, don Alessio Geretti, introduce al cuore del messaggio e al valore della mostra «Maestri» svelando in anteprima i principali punti di forza della mostra e alcune opere scelte simbolicamente tra tutte quelle che stanno raggiungendo la località della Carnia dalle 30 sedi d’origine.

«Un primo punto di forza della mostra – spiega il curatore – sarà nell’alta qualità delle opere proposte, alcune delle quali inedite per l’ambito italiano, e nelle firme prestigiose della storia dell’arte che sarà possibile ammirare, quattro in particolare nell’Empireo della pittura di tutti i tempi: per anticipare un nome, al momento, scelgo di indicare quello di un grande maestro, Pablo Picasso, che, nel caso dell’opera esposta ad Illegio ha voluto dipingere traendo ispirazione da un maestro straordinario del passato. Scopriremo in mostra questa storia di bellezza e di connessione tra maestri».

«La mostra di Illegio – continua don Alessio – presenterà poi tre casi misteriosi e affascinanti, tutti ancora da studiare; mentre uno di essi riguarda un’opera ben nota da cinquecento anni, ma che ancora accende il dibattito sul suo autore – un maestro fra i più importanti di tutti i tempi –, un secondo caso è un’opera del tutto inedita di evidente e stretta connessione a Giovanni Bellini,  mentre un terzo caso, oltre ad essere un dipinto meraviglioso, sembra davvero costituire una scoperta interessantissima e perciò è in questi giorni ancora oggetto di analisi scientifiche approfondite che la mostra presenterà, attirando senza dubbio l’attenzione di studiosi internazionali; di più, per ora, non posso dire».

Fra le quaranta opere attese ad Illegio, il curatore indica ora quattro dipinti per anticipare il pensiero e il brivido che questa esposizione donerà: una corrisponde al primo capitolo del racconto della mostra, dedicato a maestri e insegnanti dalla scuola dell’infanzia fino all’università, ed è di Henri Jean Jules Geoffroy; una riguarda il secondo capitolo, centrato sui maestri artisti e sui discepoli in botteghe d’arte, ed è di Sir Joshua Reynolds; una rappresenta il terzo tempo del racconto, che riconduce ai grandi maestri del pensiero e delle religioni, ed è opera di Jules Bastien Lepage; la quarta rappresenta il tema finale della mostra, Gesù come maestro, ed è di Vittorio Bonatti.

Certamente, un ulteriore punto di forza della mostra “Maestri” che è in preparazione ad Illegio è costituito proprio dal tema prescelto per l’esposizione. «Ognuno di noi nella sua vita», spiega don Alessio, «ha incontrato dei maestri, che hanno lasciato in noi un segno incancellabile e hanno piantato nella nostra memoria una fiaccola che resta accesa anche noi momenti di grande buio; senza l’incontro con queste persone, non saremmo quello che siamo.  Ognuno di noi, peraltro, nella sua vita ha a propria volta la possibilità, ed anche il dovere, di essere – pur senza presunzione – maestro per qualcun altro, che ci è stato affidato o che si affianca a noi, al quale trasmettere quel che abbiamo imparato non solo nel campo delle nostre attività ma anche più in generale: un vero maestro insegna a vivere! Non esiste comunità né disciplina né mestiere né arte e nemmeno alcun cammino spirituale verso Dio senza i suoi maestri e i suoi discepoli, senza chi trasmette e accompagna e chi apprende, senza una grande passione per il sapere e per la pazienza richiesta dall’acquisizione della competenza. L’onore dovuto ai maestri e allo studio è una questione di sapienza lungimirante e di stile corretto, che nella nostra epoca a rischio di nuova barbarie ci sembra urgente recuperare».


"DIEÇ, IL MIRACOLO DI ILLEGIO" in sala dal 15 aprile 2019

Un film di Thomas Turolo

Un uomo chiude il cassone di un camion a Roma e parte giungendo, con il dubbio di essersi perso, in un piccolo paese immerso in una verde conca circondata da alture alpine. La vita degli abitanti di
Illegio scorre tranquilla. Ma ad animare la comunità ci pensano Don Alessio e Don Angelo che ogni anno coinvolgono i compaesani in un progetto artistico di prestigio, degno di una capitale: una
mostra con quadri e sculture provenienti dai maggiori musei europei, dedicata ogni volta ad un tema fondamentale per l'esistenza umana. Ecco che l'arte si rivela luogo di esperienza dell'anima,
forza capace di riqualificare un territorio, occasione per ritrovare il senso della comunità.

Un progetto così ambizioso richiede uno sforzo organizzativo notevole, e così i due sacerdoti hanno progressivamente coinvolto, anno dopo anno, l'intera comunità: ogni persona del paese, smentendo lo stereotipo del montanaro un po' cauto di fronte a relazioni e novità, finisce per appassionarsi e per dare il suo contributo, secondo le sue competenze e capacità. Alcuni operano finita la loro normale giornata lavorativa, nel dopocena, altri si dedicano ad abbellire il paese, altri ancora si occupano dell'ospitalità. È un lavoro di squadra, fatto di chiodi e martello, ma anche di carte, telefonate,
incontri, fotografie, studio. Così, la placida quotidianità del paese lascia il posto a una nuova energia organizzativa, senza perdere, comunque, il suo tratto genuino e naturalmente incline in certi
momenti all'umorismo e in altri alla mistica. Il paesaggio umano e la memoria di Illegio animano i racconti dei protagonisti, sempre più impegnati con l'approssimarsi della mostra. Ormai mancano
pochi giorni all'apertura. L'uomo, sceso dal camion, trasporta uno dei quadri della mostra. I paesani prendono parte alla collocazione dell'opera in una delle sale. Tutto si prepara in vista
dell'inaugurazione... Illegio ha subito nel Novecento i fenomeni di forte emigrazione lavorativa che hanno impoverito tutta la montagna, specialmente quella friulana, ed anche la situazione
demografica ne ha risentito. Eppure, il film racconta un paese vivo, attivo e intraprendente, di montagna e al tempo stesso capace di rapporti sociali aperti e di simpatica accoglienza.

Cos'è dunque Illegio?

È un luogo che risveglia uno sguardo diverso, non frettoloso e superficiale: uno sguardo che attraversa le sale delle mostre in intimità con le opere; uno sguardo che poi esce in paese, dove ai cercatori dei capolavori di musei internazionali s'accostano le donne della bottega, gli amici dell'osteria, i giovani che combinano uno scherzo al vicino e i vecchi che narrano solenni il senso della vita. È come il respiro, perché continuamente estende e raccoglie. Estende, perché ogni estate il paese è costretto ad allargare i suoi orizzonti, a confrontarsi con una dimensione internazionale che gli è tradizionalmente estranea. Raccoglie, perché i visitatori che arrivano in paese vengono come avvolti nel ritmo del paese. Infine, è un posto eccezionale, perché davvero eccepisce, sfugge, reagisce a condizioni apparentemente sfavorevoli.

Un luogo che, sintesi della Carnia ancora coraggiosa, educa a un forte senso di appartenenza e al tempo stesso ad una ingegnosa raffinatezza ogni suo abitante, diventando paradigma inverso dello spopolamento e segno di speranza per tanti piccoli e incantevoli borghi, per tante periferie, per tante aree d'Italia e del mondo dove è l'uomo, se vuole, a decidere di fare della propria terra un centro e una porta spalancata.

NOTE DI REGIA
La scelta migliore per narrare una realtà di così difficile definizione è quella di andare oltre al semplice testimoniare una tale unicità, provando invece a raccontarne le dinamiche, senza filtri narrativi ma solo immergendosi totalmente nel suo scorrere quotidiano. E nel farlo, provare anche a spingere la riflessione più in là, più in profondità, perché raccontare Illegio non vuol dire solo raccontare una storia, per quanto eccezionale, ma far riflettere su parole come comunità, persona, identità, coraggio, bellezza, fede... Il documentario «Dieç» si avvale di una fotografia bilanciata tra il paesaggio umano, quello naturale e quello creato dall'arte. La popolazione locale, custode della tradizione di Illegio, è al centro del documentario, seguendola nel suo vivere quotidiano lungo lo scorrere dei mesi, di stagione in stagione. Gradualmente l'esistenza di tutti si modifica con l'avvicinarsi dei lavori della mostra d'arte. Nelle intenzioni della regia non ci sono interviste frontali, i dialoghi che nasceranno ed i contenuti relativi saranno frutto dell'osservazione della camera, i personaggi si racconteranno attraverso flussi di pensieri, attraverso azioni, attraverso la vita. Allo stesso modo, le figure di Don Alessio e Don Angelo saranno seguite nel corso delle loro giornate in paese e diventeranno il punto di riferimento dello spettatore, così come lo sono già per gli abitanti di Illegio. Grazie a loro, ancora una volta, il piccolo borgo incontrerà la grande arte. Un'attenzione particolare sarà riservata alla dimensione sonora: la musica sarà solo un accompagnamento al paesaggio sonoro peculiare del paese, un modo questo per trasmettere un clima così unico.

CAST TECNICO
REGIA Thomas Turolo
SOGGETTO Alessio Geretti, Mirco Mastrorosa,
Thomas Turolo, Angelo Zanello
SCENEGGIATURA Marco Fabbro, Enrico Maso
Thomas Turolo
FOTOGRAFIA Federico Annicchiarico AIC Imago
MONTAGGIO Paolo Petrucci
MUSICHE ORIGINALI Virginio Zoccatelli
SUONO Antonio Petris, Marco Cecotto
Emiliano Locatelli
SOUND DESIGN Giuseppe Saponari
AIUTO REGIA Marco Fabbro
ORGANIZZAZIONE Andrea Martelli
Giulio Ortolani
UNA PRODUZIONE Red On Productions
PRODOTTO DA Thomas Turolo
PRODUTTORE ASSOCIATO Leonardo Paulillo
CON L'ADESIONE DI Film Commission FVG
Regione Friuli Venezia Giulia
Fondo per l'Audiovisivo FVG
UNA DISTRIBUZIONE Ismaele Film